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Confcommercio dice no alla consegna a domicilio dei pasti da parte degli Agriturismi prevista da nuova legge del Veneto

Preoccupano, e non poco, Confcommercio Veneto e Fipe Veneto, le notizie in merito all’approvazione in Regione della legge quadro sugli agriturismi che introduce la possibilità di consegna a domicilio dei pasti.

Una previsione che, spiega il presidente di Confcommercio Veneto Patrizio Bertin, “è del tutto inaccettabile, concretizzando il rischio di concorrenza sleale nei confronti del settore della ristorazione, a regimi fiscali diversi. Sia chiaro: non ce l’abbiamo con gli agriturismi, non è una battaglia personale contro di loro. Il problema – sottolinea Bertin – è politico: le attività di ristorazione sono già state bastonate per la pandemia da Covid e le ripercussioni della guerra, già devono fare i conti – in tutti i sensi – con le bollette di luce e gas schizzate alle stelle. Si dica chiaramente se il proposito è dare il colpo di grazia a questi imprenditori che già stanno stringendo i denti per sopravvivere e corrono ora il pericolo di veder ulteriormente “mangiato” il loro fatturato. Equiparare agriturismi e ristoranti è una mossa sbagliata che avrà gravi conseguenze”.

La preoccupazione, peraltro, si allarga anche al versante degli hotel: l’aumento dei posti letto concesso agli agriturismi, da un massimo di 30 a un massimo di 45, genera allo stesso modo concorrenza sleale cambiando le carte in tavola del mercato del settore ricettivo.

“Chiediamo subito lo stralcio della consegna dei pasti a domicilio per gli agriturismi – dichiara il presidente di Fipe Veneto Paolo Artelio – perché rappresenta una sovrapposizione all’attività dei ristoranti con la sostanziale differenza che tra le due tipologie di azienda, quella degli agriturismi gode di importanti benefici fiscali, contributivi, economici, amministrativi e sul fronte della sicurezza; mentre quella della ristorazione deve sottostare a regole e vincoli ben più stringenti e certamente ne esce penalizzata”.

La revisione della normativa relativa agli agriturismi è sul tavolo da mesi e ha riguardato altre importanti tematiche, come la quota di prodotto non aziendale in sede di preparazione dei pasti, il tetto massimo al numero di posti letto attivabili in un agriturismo, il riconoscimento anche per le aziende che propongono enoturismo e oleoturismo, nonché la possibilità per gli agriturismi stessi di partecipare a manifestazioni esterne, sagre e fiere, nei limiti delle indicazioni regionali.

“Solo i ristoranti devono poter fare la consegna a domicilio – ribadisce Artelio –. Offrendola anche agli agriturismi si finisce con l’equiparare due attività che sono ben diverse e hanno regimi di trattamento differenti. C’è, inoltre, il tema del catering: formalmente è stato introdotto il divieto per gli agriturismi ma in realtà può essere facilmente eluso attraverso la consegna di quantità rilevanti di pasti a domicilio. Il catering deve restare una prerogativa dei ristoranti e delle aziende che fanno questo di mestiere”.

Infine, sottolinea Artelio, “equiparando agriturismi e ristoranti non si tutela il consumatore che si troverebbe nelle condizioni di non poter cogliere la differenza tra un pasto consegnato da un agriturismo e uno consegnato da un ristorante. Non si possono mettere sullo stesso piano due attività che hanno discipline e regimi diversi, ma che di fatto si rivolgerebbero allo stesso mercato”.

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