Spettacoli

Aspettando Le voci del documentario/A Cinemazero Radiograph of a family

Pordenone – Una storia d’amore, due modi di intendere la vita e la fede, una figlia divisa tra un padre laico e una madre musulmana praticante, negli anni che hanno cambiato la storia dell’Iran: è questa la sintesi di Radiograph of a family, lavoro autobiografico della regista Firouzeh Khosrovan.

Il film, premiato come miglior documentario al Festival IDFA di Amsterdam, è in programma giovedì 17 marzo alle 20:45, quarta delle anteprime del Pordenone Docs Fest – Le Voci del Documentario (6-10 aprile).

Sarà presente in sala la regista, che ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e vive tra Roma e Teheran. Il documentario ripercorre la sua storia familiare. Firouzeh Khosrovani è il prodotto del conflitto tra laicità e ideologia islamica in Iran.

La relazione dei suoi genitori ha attraversato molti decenni: dall’era dello Scià alla Rivoluzione Islamica, passando attraverso la guerra tra Iran e Iraq, fino ai giorni nostri.
Nella sua famiglia, come in tante altre, gli effetti della rivoluzione islamica hanno influito su ogni aspetto della quotidianità.

Mentre il padre continuava ad ascoltare Bach, la madre si dedicava all’attivismo religioso, eliminando da casa le carte da gioco e le foto di donne senza hijab.
Attraverso fotografie, lettere e voci dal passato, la regista racconta la sua infanzia, la storia di una famiglia divisa e di una figlia combattuta.

Dopo il recente successo di pubblico di Be my voice, la cui protagonista è diventata la voce di tutte le donne iraniane che si ribellano all’hijab, con Radiograph of a family a Cinemazero si torna a parlare della condizione femminile in Iran.

La storia privata di Firouzeh Khosrovani diventa metafora dei cambiamenti della società iraniana negli ultimi quarant’anni. «Nel film narro i conflitti nascosti e palesi che hanno influenzato la vita della mia famiglia», dice la regista iraniana.

«Le immagini vietate rappresentano i nodi principali della storia. La Venere nuda di Velasquez è stata tolta dalle pareti perché mia madre la considerava un crimine, ma era in lotta anche con le immagini di se stessa senza velo e le strappava dagli album di famiglia. Io immaginavo di rimettere insieme quei pezzi, disegnando le parti mancanti.

Durante la mia infanzia sono stata costantemente costretta a scegliere tra i miei genitori; ogni giorno subivo l’imposizione da una parte e l’accettazione dall’altra. La rivoluzione aveva svolto il suo ruolo, portandosi dietro le sue conseguenze».

L’evento è organizzato in collaborazione con ZaLab, collettivo composto da sei filmmaker impegnati nella produzione, distribuzione e promozione di documentari sociali e progetti culturali.

Le anteprime del festival proseguiranno poi venerdì 25 marzo con Dal pianeta degli umani, miglior lungometraggio al Festival dei Popoli di Firenze, alla presenza del regista Giovanni Cioni.
Il film si sviluppa a Ventimiglia, alla frontiera con la Francia, dove il passato e il presente si intersecano magicamente, tra la storia del dottor Voronoff, che prometteva l’elisir di lunga vita, e il presente, in cui i migranti sembrano non esistere.

Giovedì 31 marzo alle 20:45, chiude il programma Daniele Babbo con il suo I tuffatori, presentato ai Film Festival di Torino e Trieste. Ogni giorno, da duecento anni, a Mostar, in Bosnia ed Erzegovina, alcuni uomini si tuffano dallo Stari Most, il ponte cinquecentesco distrutto nel 1993 e ricostruito dopo la guerra. La tradizione dei tuffatori non si è fermata neppure durante il conflitto.

Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario è un’iniziativa di Cinemazero, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, TurismoFVG – Io sono Friuli Venezia Giulia, il Comune di Pordenone, la Fondazione Friuli, CGN, Coop Alleanza 3.0 ed EuropaCinemas.

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