Treviso

Arpav/bollettino Risorsa idrica in Veneto: Piave ai minimi, laghi semivuoti, neve ormai scomparsa

La stagione invernale volge ormai verso le battute finali.
Dal bollettino della risorsa idrica appena emesso da ARPAV appaiono in modo evidente le caratteristiche climatiche dell’ultimo periodo e le sue ripercussioni sul bacino del Piave:

Precipitazioni
Nel mese di gennaio 2022 sono caduti mediamente in Veneto 28.1 mm di precipitazione; la media del periodo 1994-2021 è di 59.2 mm (mediana 47 mm).
Gli apporti meteorici mensili sul territorio regionale sono stati poco meno della metà rispetto alla media (-53%) e sono stimabili in circa 517 milioni di m3 d’acqua.
Le piogge sono state essenzialmente concentrate nei giorni 5 e 6, mentre nella seconda metà di gennaio non si è osservata alcuna precipitazione significativa.
Quantitativi assai inferiori nel mese di gennaio si erano avuti nel 2000 (minimo dal 1994 con 2.3 mm) e 2005 (9 mm), ma apporti più ridotti si erano osservati anche nel 2012 e più recentemente nel 2017, 2019 e 2020.

A livello di bacino idrografico (solo parte Veneta), rispetto alla media 1994-2021, si riscontrano ovunque
condizioni di deficit pluviometrico: lieve sul Tagliamento (-5%), moderato sul Lemene (-26%) e Pianura
tra Livenza e Piave (-29%), marcato sugli altri bacini, in particolare sul Brenta (-66%) e sull’Adige (-68%).

Nei quattro mesi dall’inizio dell’anno idrologico (1° ottobre) sono caduti sul Veneto mediamente 271 mm di
precipitazione; la media del periodo 1994-2021 è di 390 mm (mediana 364 mm).
Gli apporti del periodo appaiono ancora inferiori alla media (-30%).

A livello di bacino idrografico (solo parte Veneta), rispetto alla media 1994-2021, si riscontrano ancora
condizioni di deficit pluviometrico, con scarti variabili tra -17% sul Tagliamento e -33% sul Po e Adige.

Considerato il deficit pluviometrico già accumulato dall’inizio dell’anno idrologico (-119 mm), per riequilibrare il bilancio già nel mese di febbraio sarebbero necessari, come dato medio sul Veneto, circa 180 mm

Riserve nivali
Sulle Dolomiti il mese di gennaio è stato mite e con una temperatura media oltre la norma (+1.2°C).
Nell’unico episodio nevoso del mese è stata misurata neve fresca le mattine dei giorni 5 e 6 gennaio, con limite neve/pioggia a 1000 m circa e apporti generalmente di 20-30 cm di neve fresca in quota.
Il 31 gennaio nelle Dolomiti l’indice di spessore di neve al suolo è di 57 cm, nella norma (50-104 cm).
Nell’ultimo decennio (dal 2012 al 2022) sono 4 i mesi di gennaio al di sotto della norma: 2012, 2016, 2017 e 2019.

Le riserve idriche nivali appaiono piuttosto scarse: nel bacino montano del Piave si stimano
110-120 Mm3 (a fronte di una media 1991-2020 di 250-300 Mm3).

Serbatoi

In gennaio il volume complessivamente invasato nei principali serbatoi del Piave mostra un deciso
decremento nell’ultima decade (dopo una fase di leggera crescita da inizio dicembre a metà mese),
mantenendosi su valori molto bassi: al 31 gennaio il volume totale risulta di 81.6 Mm3 (-3.1 Mm3 dalla fine
di dicembre), pari al 49% del volume massimo invasabile, poco sotto il 25° percentile della serie storica
(dal 1994) e poco sotto il valore medio del periodo (-19%, pari a -19.5 Mm3).
Il volume attuale risulta il secondo più basso negli ultimi 10 anni, decisamente inferiore ai recenti 2021 e 2020, ma rispetto ad alcuni anni critici dell’intera serie storica appare analogo al 31 gennaio 2003 e superiore sia al 2012 (+14 Mm3 ) che ai minimi del 2006 e 2002.

L’andamento decrescente nell’ultima decade del mese è piuttosto simile per i tre principali serbatoi del Piave, con una situazione a fine mese che vede l’invaso di Pieve di Cadore al 41% del volume massimo invasabile, Santa Croce al 55% del volume massimo invasabile, il Mis al 42% del volume massimo invasabile.

Falda.
Dopo un autunno caratterizzato da poche precipitazioni anche gennaio ha visto solo un evento degno di nota ad inizio mese.
Nel complesso si accentua la situazione di scarsità della risorsa idrica, più marcata nei settori dell’alta pianura tra Brenta e Piave.
Come confronto storico alcune stazioni mostrano livelli paragonabili a quelli di gennaio 2017, mentre in altre la situazione è un po’ migliore ma comunque inferiore ai valori attesi per il periodo.
In particolare:

  • nel settore orientale (alta pianura trevigiana) le 4 stazioni monitorate proseguono con un abbassamento in continuità con quanto accaduto nella seconda metà di dicembre; i cali nel corso del mese sono compresi tra -36 cm (Varago) e -15 cm (Castagnole), il confronto tra media mensile e valore atteso compreso tra -70% (Castelfranco) e -32% (Varago);
  • nell’area di media e bassa pianura, pur nella variabilità della risposta delle singole stazioni, in genere si
    registra un rapido incremento nei primi giorni del mese e un successivo calo più lento ma circa della stessa
    entità nella restante parte di gennaio.
    Nella stazione di media pianura di Cimadolmo (molto influenzata dal fiume Piave) il livello a fine mese è pari a quello di inizio mese, il confronto tra valore medio mensile e valore atteso è pari a +2%.
    Anche la stazione di bassa pianura di Eraclea mostra una netta ripresa nei primi giorni e un lieve calo nella seconda parte del mese, con una variazione mensile di +20 cm, un confronto tra valore medio mensile e valore atteso di -53%

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