Treviso

Allarme PM10: le ricette delle Associazioni di categoria

Sia Confartigianato della Marca Trevigiana che Cna Treviso oggi hanno diffuso comunicati stampa inerenti il sempre più evidente problema delle Polveri Sottili.

Si è in effetti perso il conto degli sforamenti relativi alle pm10 in provincia di Treviso e più in generale nel Veneto: 26 giornate oltre i limiti su 31 giorni di gennaio.
Nonostante le restrizioni alla circolazione il problema non trova soluzione.

Secondo Antonio Tolotto, presidente Comunità termoidraulici di Confartigianato imprese Marca Trevigiana, l’Amministrazione provinciale e alcune realtà comunali, sempre in bilico tra bilanci che non tornano e servizi da offrire alla collettività, sono riuscite, con apprezzabili sforzi, a stanziare risorse per la sostituzione degli impianti obsoleti e in alcuni casi, per la manutenzione di quelli esistenti.

C’è però la necessità di trasformare questi comportamenti virtuosi in azioni strutturali che non si limitino a singoli territori.
Secondo Tolotto, serve cioè un programma di azioni a medio lungo termine, dove la sostituzione delle caldaie obsolete con nuovi apparecchi dai consumi ridotti e a contenuto impatto ambientale si inserisca in un piano di efficientamento degli edifici e di manutenzione programmata degli stessi.
Il tutto sotto il controllo di una regia articolata a più livelli.

In questo quadro impiantisti, manutentori, costruttori metterebbero a fattor comune le loro specifiche competenze e la loro professionalità, per l’individuazione delle migliori soluzioni in termini di efficientamento energetico oltre che di minore inquinamento.

Sull’argomento smog torna anche la CNA, per la quale occorre istituire un tavolo istituzionale per la lotta all’inquinamento dell’aria.

Tanto che il Direttore provinciale Giuliano Rosolen esorta il Comune di Treviso a farsi promotore di un tavolo tra enti locali, Regione, azienda socio-sanitaria, associazioni di categoria, sindacati e associazioni che tutelano i diritti dei consumatori, per concordare azioni comuni e una strategia territoriale contro l’inquinamento dell’aria.

I centri urbani, sottolinea Rosolen, sono il cuore della sfida climatica perché è lì che si producono la gran parte delle emissioni inquinanti.
Già nel 2014 la metà della popolazione mondiale era esposta a valori di inquinamento 2,5 volte maggiori di quelli indicati dall’OMS; nel 2030 quando 6 persone su 10 abiteranno nelle metropoli il problema acquisirà una rilevanza ancora superiore.
Ciò è ancor più vero in Europa, dove la popolazione urbana sfiora il 70% di quella complessiva e in cui lo smog è responsabile di quasi 400 mila decessi l’anno, di cui 20 mila nella sola Italia (fonte: rapporto Aea sulla qualità dell’aria 2019).

“…occorrono politiche strutturali progettate e realizzate a livello sovracomunale, con la regia della Regione Veneto (deficitaria sotto questo profilo) e un incremento della consapevolezza dei cittadini per l’adozione di stili di vita più ecologici”, chiosa il Direttore della Cna.

Nel concreto, la CNA chiede uno sforzo straordinario alle istituzioni locali per incrementare gli investimenti a incentivo della mobilità elettrica, della sostituzione delle vecchie caldaie con quelle di ultima generazione (ce ne sono 100 mila da dover sostituire nella nostra provincia, un terzo del totale), della coibentazione degli edifici e del passaggio all’utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di calore ed energia elettrica.

«La riconversione del nostro modello di sviluppo in uno più sostenibile è improrogabile – conclude Rosolen. L’Unione Europea ha fissato al 2050 l’obiettivo di un continente C02 free, bisogna cominciare fin da ora ad attuare provvedimenti concreti. Visto il livello di inquinamento dell’aria di quest’anno, che non ha precedenti, per il nostro territorio è una necessità farlo quanto prima».

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