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Al Verdi "Primo" per non dimenticare

«A volte si sopravvive per poter raccontare.
Primo Levi è sopravvissuto per raccontare: il recital letterario “Primo” vuole dare voce alla sua testimonianza, perché non si può dimenticare, non si deve». Con queste parole il regista Giovanni Calò riassume la scelta di portare in scena il racconto di uno dei maggiori testimoni oculari dei campi di concentramento.

Ad affiancarlo nell’adattamento del testo è il celebre attore svedese, romano d’adozione e poliglotta, Jacob Olesen, portavoce internazionale per un messaggio dalla valenza universale che in scena veste proprio i panni di Primo.

Anche quest’anno il Teatro Verdi di Pordenone pone l’attenzione sulla Giornata della Memoria, e lo fa portando presetando in esclusiva per il settore Educational – sostenuto da BCC pordenonese – l’intensità e la leggerezza della parola e del pensiero dell’autore.

Domani, giovedì 23 gennaio, “Primo” viene proposto in una doppia replica: alle 9.30 recital per le scuole e, a seguire, alle 11.30, per studenti e per tutto il pubblico interessato al prezzo speciale di 8.

Pubblicato la prima volta nel 1947 “Se questo è un uomo” è stato ristampato più volte e tradotto in tutto il mondo: la sconvolgente testimonianza sull’inferno dei Lager viene riletta da Jacob Olesen – straordinario interprete presente sulle scene italiane ed estere da oltre 30 anni – con stupore razionale, semplicità e con leggerezza, per guidare lo spettatore a una conclusione, a una sentenza, senza gridargliela nelle orecchie, senza dargliela già fabbricata.

Per questo motivo c’è molta attenzione, oltre che alle atrocità, anche verso momenti ed episodi di vita quotidiana, di distensione, di sogno.

L’intensità delle parole dell’opera di Levi rivissute nel recital teatrale, non servono soltanto a ricordare delle vittime, ma conducono alla scoperta della storia di un uomo e dei suoi compagni scomparsi. Il 13 dicembre 1943 Primo Levi è arrestato dalla milizia Fascista e in seguito deportato nel campo Buna-Monowitz, vicino Auschwitz, dove sopravvive fino alla liberazione, avvenuta il 27 gennaio 1945.

Sul palcoscenico rivivono le atrocità subite dai prigionieri, ma soprattutto gli episodi più semplici della loro quotidianità. Ciò permette di conservare la carica umana ed emotiva dei personaggi, per quanto le loro esistenze siano annichilite dalla crudele realtà, in cui le loro vite sono state catapultate, e il conflitto bellico, trasferito sulla loro pelle, li consumi giorno dopo giorno.

Si tratta quindi ancora di raccontare, ma facendolo nel modo più immediato e amplificato, di far rivivere l’esperienza di Levi e dei suoi compagni scomparsi a un pubblico diverso e più vasto, soprattutto alle nuove generazioni.

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