Pordenone

A Trieste si torna a parlare dello sghiaiamento del Lago di Barcis

Trieste – “Dopo anni di attesa e prima che si verifichino nuovamente eventi alluvionali, è necessario procedere alla definizione di una soluzione progettuale al problema dello sghiaiamento del lago di Barcis, che garantisca la partecipazione e la tutela degli interessi delle comunità locali, e superi la logica degli interventi emergenziali”.

È questo – come si legge in una nota – l’appello del consigliere regionale del Patto per l’Autonomia Giampaolo Bidoli, formulato, con il capogruppo Massimo Moretuzzo, in un’interrogazione alla Giunta regionale che ricorda, nelle premesse, la relazione del gruppo di lavoro regionale incaricato di individuare le soluzioni a breve, medio e lungo termine per lo sghiaiamento del lago di Barcis.

Bacino nel quale si accumula il materiale alluvionale portato a valle dai torrenti, in particolare il Cellina, con gravi conseguenze sulla sicurezza idrogeologica dell’area circostante, che ha già subito numerose esondazioni.
“Gli interventi effettuati finora hanno soltanto tamponato l’emergenza sia sul piano degli sghiaiamenti sia su quello infrastrutturale”.

“Nel considerare le soluzioni definitive alla problematica sul lungo periodo, spiega Bidoli, la relazione del gruppo di lavoro considera diverse possibilità operative e progettuali per il trasporto a valle del materiale estratto.
Sulla loro concreta fattibilità tecnica, il Consorzio di Bonifica Cellina e Meduna, con fondi regionali, ha affidato ad un professionista l’incarico per la predisposizione di uno studio.

Nella relazione si prospetta il coinvolgimento della popolazione interessata in un processo di progettazione partecipata secondo le metodologie di Agenda 21, per l’individuazione della soluzione ottimale e maggiormente condivisa, nella cornice di un contratto di fiume, ma, a distanza di 20 mesi, non si hanno notizie sugli esiti dello studio affidato e sull’avvio del processo di progettazione partecipata”, rileva il consigliere del Patto per l’Autonomia, che sollecita l’esecutivo regionale ad affrontare quanto prima e in modo definitivo la questione, e in un contesto più ampio.

“La progettazione partecipata con il coinvolgimento delle comunità locali all’interno del contratto di fiume – chiarisce Bidoli – non dovrebbe riguardare esclusivamente lo sghiaiamento del lago, ma la gestione e la riqualificazione di tutta l’asta del Cellina.
Questo modello virtuoso si applichi anche all’asta del Meduna, che ha problematiche diverse, ma legate anch’esse alla presenza delle dighe e degli impianti di produzione idroelettrica”.

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