Venezia

A Portogruaro il 5G scatena nuove polemiche

Settimane fa avevamo riportato una nota dell’Amministrazione portogruarese in cui la sindaca Senatore rispondeva ai quesiti sollevati da alcuni portogruaresi preoccupati dei nuovi impianti per la telefonia mobile in 5G.

Impianti che, ricordava l’Amministrazione, non sono ancora in funzione nel portogruarese, o almeno non lo erano a quella data.
Qualche settimana dopo, nei giorni scorsi, la stessa Sindaca ha reso noto di aver scritto al Ministro della Salute Speranza chiedendo delucidazioni su una possibile nocività di quegli impianti.

Oggi, contro la Sindaca si scaglia la Coordinatrice di Articolo Uno di Portogruaro.

Secondo Anita Fiorentino, la questione è diventata paradossale: “la Senatore chiude la stalla dopo che sono scappati i buoi”.

E aggiunge: prendere provvedimenti quando ormai le scelte dannose sono state fatte denota una grave mancanza di responsabilità verso i cittadini e una grande incompetenza nel gestire il ruolo amministrativo di sindaco e di garante della salute.

Secondo Fiorentino, “Non si può scrivere ora al Ministro per sapere se l’installazione delle antenne 5G, peraltro vicine alle abitazioni di via Giorgione, sono dannose, dopo che ha già deciso di autorizzarle. Questo si chiama scaricare la responsabilità delle proprie azioni”.

Fiorentino va oltre, sottolineando come la decisione sia stata successiva alla petizione dei residenti di via Giorgione, come a dire che senza protesta, nulla si sarebbe mosso.

Altri comuni, ricorda ancora, si sono pronunciati e hanno sospeso le installazioni fino a quando non ci saranno evidenze scientifiche valide a favore della non nocività delle antenne, e dunque la coordinatrice si chiede perchè la Senatore non ci abbia pensato.

Sulla questione delle antenne di nuova generazione si discute da tempo e certo non solo a Portogruaro.
Alcune precisazioni però sono di dovere.

Ciò che può nuocere alla salute non è il tipo d’antenna, nuova o vecchia, ma l’intensità di ciò che viene trasmesso attraverso di esse.
E questi valori, controllati in Veneto da Arpav, sono suscettibili di limiti che non si possono superare.
La normativa italiana, nella gamma di frequenza usata per il 5G (e non solo), è tra le piùù cautelative d’Europa.

Dal punto di vista amministrativo, i gestori di impianti di telecomunicazioni non sono tenuti a chiedere alcun permesso per sperimentare la nuova tecnologia.
La legge prevede che siano tenuti unicamente a una segnalazione (Scia) ai Comuni.

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