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Il traliccio sul Monte Cero

Inchiesta della GdF sul traliccio di Monte Cero inguaia due padovani

Militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Padova hanno dato esecuzione al decreto di sequestro, disposto dal Tribunale di Rovigo, dei saldi di conto corrente e dei beni immobili riconducibili ad una società operante nella gestione di impianti radiotelevisivi e ai relativi amministratori.
Questi ultimi: G.F., classe 1961, e G.R., dell’89, entrambi della padovana Ponso, prima indagati e ora a giudizio nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovigo, relativa ai reati di frode in pubbliche forniture e di truffa aggravata ai danni del Comune di Baone e dell’Ente Parco dei Colli Euganei.

Le investigazioni condotte dai Finanzieri hanno consentito di accertare che la società oggetto d’indagini, a capo di un RTI (Raggruppamento Temporaneo di Imprese), ha ottenuto in “affidamento” per 60 anni dai due citati Enti Pubblici la gestione del “ripetitore” ubicato sul Monte Cero, a cui sono agganciati gli impianti di ripetizione radio televisivi, con un canone di locazione pari al 30% di quanto riscosso dalle emittenti che utilizzano il servizio di ripetizione del traliccio.

Il provvedimento eseguito ha per oggetto l’illecito profitto ricostruito in capo agli indagati derivante dalle condotte truffaldine da questi commesse al fine di ridurre la base imponibile su cui applicare la percentuale del canone da destinare agli enti pubblici.

Nel dettaglio, per gli anni 2015, 2016 e 2017, la società di gestione degli impianti aveva stipulato un indebito ed artificioso contratto di “sub-affidamento” della gestione del “ripetitore” in favore di un’altra società sempre riconducibile agli indagati, la quale ha veicolato poi alla prima società solo una parte dei canoni effettivamente riscossi per la locazione del traliccio alle emittenti radiotelevisive, così diminuendo in modo strumentale, di oltre 290 mila euro, i canoni di locazione da corrispondere agli enti pubblici.

Gli approfondimenti documentali eseguiti sulla contabilità delle imprese coinvolte hanno permesso, inoltre, di rilevare l’emissione e l’utilizzo nelle dichiarazioni fiscali per le stesse annualità da parte società costituenti il RTI di fatture per operazioni “oggettivamente inesistenti” per circa € 200.000, nonché di segnalare alla Procura della Repubblica di Rovigo uno degli imprenditori e due funzionari degli Enti pubblici per il reato di falso in atto pubblico, avendo falsamente attestato la corretta quantificazione delle somme dovute agli enti pubblici.

Anche per il reato di frode fiscale, è stato disposto il sequestro preventivo delle imposte evase pari a circa 60 mila euro.
In accoglimento dell’istanza presentata dal Procuratore della Repubblica di Rovigo su proposta della Guardia di Finanza di Padova, il Giudice del Dibattimento del Tribunale di Rovigo ha emesso il citato provvedimento che ha riguardato 6 conti correnti (per € 110.000) e 17 immobili (del valore di € 240.000) situati nella bassa padovana, per un importo complessivo di € 350 mila.

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