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Giornata mondiale dell’Alzheimer/A Treviso il convegno il 20 settembre

“Si calcola che in Italia siano oltre 1 milione mezzo le persone affette da demenza con circa 180.000 nuovi casi ogni anno, ricorda Maurizio Gallucci, direttore del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) dell’Ulss 2 -. La malattia di Alzheimer è la forma più diffusa con 700.000 pazienti, dei quali circa l’85% a carico delle famiglie.
Nel territorio dell’ULSS 2 si stimano oltre 14.000 pazienti con demenza, con più di 3.500 nuovi casi ogni anno.

Questi dati, insieme all’incremento demografico della popolazione anziana, suggeriscono la necessità di potenziare le attività di prevenzione e di affinare sempre più gli strumenti conoscitivi e organizzativi per anticipare la diagnosi. Il convegno vuole essere un’occasione sia per illustrare quanto si sta attuando in questo contesto sia per favorire un confronto e per promuovere utili sinergie.

Nel corso dell’evento saranno presentati i risultati di uno studio dell’Ulss 2 denominato “Camminando e leggendo…ricordo”, che ha coinvolto soggetti con decadimento cognitivo lieve attraverso la partecipazione a gruppi di cammino e di lettura. Saranno illustrate, inoltre, dal prof. Piero Antuono del Medical College of Wisconsin, le attività di prevenzione in atto negli USA, riferimento importante in ambito scientifico. Una particolare attenzione sarà poi rivolta alla dieta con una relazione del dott. Emanuele Marzetti del Gemelli di Roma.

Pur non esistendo a tutt’oggi una terapia risolutiva per la demenza – sottolinea Gallucci- una diagnosi precoce e accurata consente di mantenere più a lungo l’autonomia del paziente. La delicata questione del come effettuare la diagnosi sarà trattata, nell’ambito del convegno, dal dott. Nicola Vanacore dell’Istituto Superiore di Sanità. Alcune problematiche, che spesso il paziente con decadimento cognitivo presenta, saranno illustrare da Carlo Cernetti, direttore Uoc Cardiologia del Ca’ Foncello, Daniele Frezza, otorinolaringoiatra e da Mauro Salasnich, pneumologo.

L’approccio promosso dal CDCD di Treviso – spiega Gallucci – è quello di aggredire la malattia da diversi fronti contemporaneamente: con la prevenzione attraverso l’attività fisica, la lettura, la dieta mediterranea e la socializzazione; con la diagnosi sempre più precoce; con la terapia farmacologica e stimolazione cognitiva; con il supporto psicologico al familiare a rischio di depressione grave; con la collaborazione con le Associazioni dei familiari, i Centri di Sollievo, le Case di riposo e il Centro Provinciale per il Volontariato”.

Il Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze con sede a Treviso svolge funzioni di coordinamento degli altri CDCD dell’Azienda Ulss2 e funge da Centro di secondo livello sia clinico, per casi clinici ritenuti complessi, sia organizzativo gestionale nell’ambito dei disturbi cognitivi. Il CDCD di Treviso svolge attività di prevenzione, diagnosi, cura e presa in carico nei riguardi di chi perde la memoria. Il Centro è dotato di un laboratorio di stimolazione cognitiva, ha costituito un Registro per le demenze e gestisce gruppi di cammino e lettura (Camminando e leggendo …ricordo) rivolti alla prevenzione secondaria per chi presenta un iniziale decadimento cognitivo.

“La diagnosi precoce – ricorda Gallucci – è particolarmente importante nei casi a esordio giovanile che sempre più giungono alla nostra osservazione. Sempre più i pazienti sono cinquanta-sessantenni che accusano l’insorgenza della demenza. I casi a esordio giovanile hanno spesso una predisposizione genetica alla malattia dementigena la cui insorgenza è anticipata da stili di vita non salutari iniziati già in giovane età come l’uso di fumo, alcool, droghe e da concomitanti altri eventi come i traumi cranici.
I casi a esordio giovanile che si sono presentati alla nostra osservazione, talvolta erano così complessi da meritare la condivisione con la comunità medica internazionale:


“E’ il caso di una signora di 61 anni che si è rivolta al Centro lamentando l’insorgenza di difficoltà di memoria e di attenzione, oltre alla progressiva incapacità di utilizzare gli strumenti informatici previsti dalla sua professione”.


L’età non anziana e la rapida progressione delle difficoltà cognitive con ricadute negative importanti sul lavoro e sulla qualità della vita della paziente, hanno indotto Gallucci e la sua équipe a studiare il caso da ogni punto di vista possibile, non lasciando nulla d’intentato.
“Il caso si è presentato subito complesso – illustra Gallucci – mostrando aspetti di una malattia di Alzheimer a esordio precoce e atipico con caratteristiche che richiamavano anche una demenza frontotemporale; anche le analisi genetiche non sono riuscite a distinguere tra le due malattie.

L’ottimo lavoro di sinergia con la Medicina nucleare ha consentito di dimostrare una cospicua deposizione di proteina amiloide nella corteccia cerebrale accreditando maggiormente la diagnosi di una malattia di Alzheimer a esordio precoce e atipico. Ciò ha consentito di individuare la terapia più appropriata utilizzando i farmaci per l’Alzheimer che rallentano la progressione della malattia”.

La rivista internazionale Journal of Alzheimer’s Disease ha giudicato di eccellenza le modalità cliniche e diagnostiche con le quali è stato affrontato il caso e ne ha pubblicato la descrizione (https://content.iospress.com/articles/journal-of-alzheimers-disease/jad180715 )

Un altro recente caso ha riguardato un’altra donna di 61 anni che all’età di 57 aveva contratto la borelliosi. La paziente manifestava rallentamento psicomotorio, torpore e difficoltà mnesiche: gli accertamenti, effettuati dal nostro CDCD in sinergia con alcuni Servizi diagnostici della nostra Ulss ci hanno orientato verso la diagnosi di demenza frontotemporale. Anche in questo caso la gestione del caso è stata premiata con la pubblicazione (https://content.iospress.com/articles/journal-of-alzheimers-disease/jad180524).

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