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Ultimi giorni per Turbolent America

Ultimi giorni per visitare la mostra al Centro Culturale Candiani del grande fotoreporter Jean-Pierre Laffon, Turbulent America che chiude al pubblico il 24 maggio.

Inaugurata lo scorso 16 febbraio, Turbulent America è un ampio ritratto degli Stati Uniti visti dagli occhi del fotografo francese che ha decisamente conquistato il pubblico veneziano: migliaia le presenze con picchi soprattutto nei fine settimana e durante le aperture straordinarie durante le festività.

Trent’anni d’America, trent’anni di cambiamenti, di battaglie civili, di rivoluzione sessuale con uno sguardo rivolto al diverso, al minoritario, all’America del disagio. È questa la documentazione, apparentemente caotica ma in realtà nitida e precisa, del lavoro fotografico di Jean Pierre Laffont nella mostra Turbulent America.

Watkins Glen, NY. July 28th, 1973. Couple kissing in the middle of the crowd. The Summer Jam at Watkins Glen was a 1973 rock festival which once received the Guinness Book of World Records entry for “Largest audience at a pop festival.” An estimated 600,000 rock fans came to the Watkins Glen Grand Prix Raceway outside of Watkins Glen, New York on July 28, 1973, to see The Allman Brothers Band, Grateful Dead and The Band perform.

Mai come in America le immagini e i fatti hanno una colonna sonora a cui si ispira il finissage della mostra venerdì 24 maggio con due appuntamenti. Alle ore 18 l’incontro con l’autore Alessandro Carrera che presenterà il suo volume La voce di Bob Dylan, un nome che più di ogni altro incarna un’intera nazione di artisti del XXI secolo e della sua inimitabile voce, magnetica e incandescente che in tutto il mondo è stata una porta aperta sull’America, le sue strade e i suoi popoli, i suoi delitti e i suoi amori, cantati e attraversati in tutte le forme e tutti gli stili.

Alle 19.30 dj set nelle sale espositive della mostra due speakers radiofonici di lungo corso, Nino Carollo e Simonetta Nardi, racconteranno l’America di Laffont in una sorta di “talk radio”. Una consolle e due microfoni per un Dj set che attraverserà tre fatidici decenni, quelli degli anni ’60-’70-’80, che hanno visto l’America protagonista di svolte epocali: la rivoluzione Dylaniana del 1965, l’America dei grandi film e delle grandi colonne sonore che pescano e prendono spunto dalla presa diretta di una realtà che val la pena di essere raccontata. L’America degli slogan Peace & Love degli Hippies contro la guerra in Vietnam, del rock’n roll e ancora l’America rurale degli anni ‘80, dei grandi territori raggiunti dalla musica delle radio e dagli speaker storici che diedero voce alla gente, a problemi e difficoltà della crisi di quegli anni. Forse è anche questo che ci affascina del grande sogno americano: forse è tale, proprio grazie alla sua epopea musicale.

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