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La volpe distratta

Il valore dei libri di pietra

Notre Dame di Parigi è una cattedrale gotica.
Occorre innanzitutto fare due premesse: in primo luogo l’uomo è religione.
Se credete di essere atei o di rappresentare la quintessenza della laicità, vi state sbagliando.
Secondo: la religione è universale.
La molteplicità di confessioni religiose e di credenze non contraddice quest’ultima affermazione, semmai la conferma.
È un fatto assodato che esistano analogie fra le varie religioni, pur se praticate da popoli ferocemente contrapposti.

Quando, presso un popolo, nasce l’esigenza di tramandare ai posteri i riti, le pratiche misteriche e tutto quanto ruota intorno al proprio culto, si presenta il pericolo che i propri testi sacri possano essere distrutti.
Una soluzione al problema può essere quella di trovare un nascondiglio efficace per le sacre scritture, ma si può, viceversa, procedere in modo contrario rendendo manifesto ed evidente ciò che si vuole proteggere.
In riferimento a ciò l’architettura rappresenta un veicolo efficace per traghettare le conoscenze e le credenze religiose verso la fruizione dei posteri.
Il simbolismo sopravvissuto nelle sue forme, ci ha permesso, a distanza di millenni, di rilevare analogie e similitudini tra i vari culti.

Le cattedrali gotiche svolgono esattamente questa funzione.
Questi straordinari templi della cristianità nacquero praticamente dal nulla intorno alla metà del XII secolo, vennero prodotti copiosamente per due secoli, poi il fenomeno sfumò rapidamente.
Di cristiano, in realtà, c’è ben poco.
Il dodicesimo secolo è un periodo storico considerato ancora denso di limitazioni ed oscurantismi.
La società era certamente in forte crescita demografica ed economica, ma in ogni caso l’ingegno umano veniva sovente frustrato in nome della totale abnegazione di fronte a Dio.
Invenzioni, innovazioni, iniziative economiche, dovevano passare al rigido vaglio dell’autorità ecclesiastica e conciliarsi con essa per poter sussistere.
Però l’individualismo covava, maturando una carica artistica e letteraria ormai pronta a sbocciare.

Nello stesso periodo, qualche migliaio di chilometri più a sud di Roma, un’altra civiltà percorreva il suo storico cammino esprimendo l’apice della propria cultura.
Si tratta della civiltà arabo-islamica, che viveva una fervida attività di ingegno ed intrapresa, priva com’era dei bavagli ecclesiastici cristiani.
Eventuali scambi tra le due culture – tra i due mondi, sarebbe più appropriato dire – erano feralmente vietati e sarebbero costati cari a qualsivoglia cristiano avesse avviato un’iniziativa in questo senso.
Ma gli spiriti liberi non conoscono ostacoli e l’escamotage fu presto trovato.

L’idea di penetrare nel Vicino Oriente si era già in parte concretizzata con le crociate, iniziate alla fine dell’XI secolo e protrattesi fino al XIII.
Ma è naturale che, dietro il pretesto di sconfiggere l’infedele e di riconquistare i luoghi che rappresentano l’origine della cristianità, Gerusalemme appunto, c’era anche la curiosità e l’attrazione per quel mondo così diverso e proibito.
Il compito di sconfiggere o convertire gli islamici era affidato ai crociati, quello di occuparsi degli aspetti culturali, invece, se lo accollò qualcun altro.

Nacque infatti in quel periodo, un ordine cavalleresco che si assunse il compito di scortare e proteggere i pellegrini cristiani che volevano recarsi in Terrasanta.
L’iniziativa partì da circa una decina di uomini francesi e belgi, che stabilirono il loro quartier generale nel luogo ove si riteneva sorgesse l’antico tempio di re Salomone.
Essi costituirono un ordine laico, ma vincolato al voto di castità, povertà ed obbedienza e accumularono ingenti ricchezze per il denaro donato loro dai pellegrini.
Il fatto interessante è che i Cavalieri del Tempio (o Templari), garantirono per un paio di secoli il traffico di andata e ritorno tra mondo occidentale cristiano e Medio Oriente.
Un traffico apparentemente solo di devoti pellegrini, di fatto un passaggio continuo di conoscenze ed informazioni, acquisite presso popoli reietti dal Papa, per mezzo di un contatto legittimato dal fine formale della protezione dei devoti cristiani in cammino verso Gerusalemme.

Molti studiosi hanno rilevato la coincidenza tra l’operato dei Templari e la nascita dello stile gotico delle cattedrali, originatosi proprio in Francia.
Uno stile dal linguaggio estremamente originale e talvolta divergente rispetto alle preesistenze. Dissimile rispetto all’architettura classica, tanto da essere designato come ‘gotico’ in senso spregiativo dagli uomini del rinascimento, e cioè stile barbaro, come i goti.
E curioso il fatto che in poco più di 200 anni la Francia e l’Inghilterra si riempirono di costose cattedrali, erette certamente con l’aiuto volontario del popolo, ma fatte interamente di pietra! Tagliata e trasportata anche a distanza considerevole.
Non terracotta, ma pietra! E noi sappiamo che, a differenza di oggi, nell’antichità la manodopera non costava nulla, mentre le materie prime (soprattutto se nobili), incidevano grandemente sui costi di costruzione.
Dal 1050 al 1350 la Francia estrasse più tonnellate di pietra dell’Antico Egitto: in quel periodo sorse una chiesa ogni 200 abitanti.

Ma come venivano costruiti questi straordinari luoghi di culto?
Dove si trovarono i denari per finanziarli?
Come si è passati dall’erezione di archi e volte a tutto sesto, centinate e regolate da schemi strutturali regolari, alla produzione di edifici di dimensioni straordinarie, dotati di volte ed archi rampanti dall’arditissimo impianto statico tuttora spesso non ancora totalmente svelato?

Il simbolismo appartenente alle cattedrali gotiche è ancor oggi un mistero in gran parte non risolto e per alcuni (cfr. Fulcanelli) rimanda all’esoterismo, all’alchimia, alla numerologia, alla cabala.
I costruttori di cattedrali erano uomini che conoscevano segreti legati alla propria pratica di muratori specializzati e che li custodivano gelosamente.
Le associazioni muratorie erano legate da vincoli di segretezza.
I membri di tali associazioni avevano ottenuto, fin dal Medio Evo, privilegi e franchigie, assumendo la denominazione di «Franchi Muratori».
Tra di essi si fece strada, con la continuità del lavoro nelle generazioni, l’aspirazione all’opera suprema di un «Tempio» ideale.
Ai primi del ‘300 l’ordine dei Templari venne sciolto ed i suoi membri uccisi o perseguitati.
Tale iniziativa venne dal re di Francia Filippo il Bello che coi Cavalieri del Tempio aveva contratto debiti troppo grandi per pensare di poterli pagare onestamente.
L’opera degli stessi, comunque, non terminò qui: il trasferimento di preziose conoscenze si concretizzò e si fissò indelebilmente nella pietra delle cattedrali.
C’è quindi un legame inscindibile tra coloro che promossero e protessero il canale di informazioni, quasi un ponte, tra Europa cristiana e Medioriente islamico, e chi doveva ‘scriverle’ nella pietra sacra di queste chiese.
Ovviamente il linguaggio architettonico utilizzato consente una doppia lettura, l’una immediatamente intelligibile dai più, l’altra diretta agli iniziati.

Ma sbaglia chi pensa che le cattedrali gotiche siano una celebrazione del culto islamico.
Tutt’altro!
I Templari erano uomini devotissimi.
Seppero cogliere, però, ciò che di positivo ed universale si poteva estrapolare da popoli e credenze all’apparenza così dissimili.
Queste mastodontiche costruzioni di pietra celebrano la grandezza di Dio, ma anche l’ingegno umano. Lo spirito e la ragione.
La luce e le tenebre, come il sole e la luna, come l’uomo e la donna, distinti e diversi, con le loro prerogative e le loro mansioni.
Le cattedrali gotiche, insomma, rappresentano un coacervo di significati e di simbolismi che da secoli parlano a tutte le genti.
Ogni epoca può riflettersi in esse e veder risaltare quegli aspetti che più le sono confacenti.
È pietra ricca e pregna di messaggi ed allusioni.
È vera architettura.

Notre Dame prima dell’incendio

Questa rubrica ospita, in qualità di “battitore libero” Laura Bona, architetto di Treviso, appassionata di arte ed architettura storiche. Si occupa di immobili a destinazione produttiva, ma anche di vino.

Ha curato per alcuni anni uno spazio radiofonico settimanale dedicato all’architettura in tutte le sue possibili declinazioni, in onda su Top Radio.

Su Giornale Nord est Laura sarà il nostro occhio curioso sul mondo.

Laura Bona

9 commenti

  1. Un semplice ed efficace riassunto dei misteri più o meno svelati dell’arte gotica!

  2. Essenziale ed esaustivo nelle spiegazioni

  3. Molto chiaro nello spiegare tanti perché altrimenti ingiustificabili

  4. Sergio Mari Casoni

    Grazie Laura.

  5. Articolo molto interessante e chiaro. Ci aiuta a riflettere, grazie!

  6. Jean Le Canesten

    A me piace molto la pettinatura, tipica di chi usa anche i pesticidi come shampoo e balsamo.
    Laura 100% OGM..:j’adore!

  7. Quindi l’unica differenza tra bio e non rimane il bruco.
    Visto il costo (del bruco – la mela è sempre quella) sarebbe opportuno considerarlo alimentarmente, le ricette non mancano. Perché perdere un’opportunità così golosa per allinearci o addirittura surclassare l’Oriente tanto avanzato? Attendiamo i suggerimenti per come servirlo, sempre con l’italica attenzione all’estetica!

  8. Complimenti!!!! Articolo estremamente chiaro che apre gli occhi su una verità non certo sconosciuta agli operatori nello specifico settore. Da diffondere

  9. Articolo alquanto determinato in un’unica direzione. Difficilmente condivisibile in toto anche se alcune osservazioni sono appropriate. Comunque brava (nell’accezione inglese). 😁

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